Galleria d'Arte
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CON PURA FORMA | DANIELE BONGIOVANNI

Dal 30/01/2019 Al 09/03/2019

“In questa serie di opere, che fanno parte del ciclo intitolato “Aesthetica”, iniziato nel 2015, Daniele Bongiovanni è arrivato alla nitida e rarefatta purezza di una materia pittorica costituita quasi soltanto da bianche suggestioni spaziali e luminose, appena animate da delicate tracce cromatiche indeterminate.
È il risultato di una notevole evoluzione della sua ricerca in direzione di una radicale volontà di essenzializzazione, o se si vuole di sublimazione, del linguaggio figurativo. E cioè di una progressiva presa di coscienza dell’importanza di elaborare le sue composizioni non solo come rappresentazioni ispirate dalla realtà esterna ma anche, soprattutto, come espressione che emerge direttamente degli elementi costitutivi della pittura, vale a dire dalla delicata e complessa interrelazione primaria fra lo spazio fisico bidimensionale del supporto e le modalità della stesura dei colori.
In questo senso Bongiovanni è riuscito a mettere in scena degli artefatti che da un lato si caratterizzano per peculiari valenze evocative e dall’altro, per una tensione che, per certi versi, possiamo definire analitica e minimale (se non proprio minimalista): visioni che sollecitano l’immaginazione dell’osservatore, e che allo stesso tempo hanno connotazioni chiaramente autoreferenziali.
Una tale stimolante ambivalenza è particolarmente efficace dato che si tratta di dipinti che, a prima vista, sembrano legittimamente rientrare nel tradizionale genere del paesaggio. Ma sono paesaggi sui generis perché ci troviamo davanti non tanto a pitture di paesaggio quanto piuttosto a vibranti e evanescenti “paesaggi” della pittura.
Ed è lo stesso pittore che ci suggerisce una lettura del genere attraverso i titoli dei quadri, quanto mai vaghi e problematici: Sul bianco, Etere, Natura continua, Do not (lontano), Blu con distanza, e Not (landscape). E soprattutto quest’ultimo titolo è una chiara dichiarazione d’intenti: un paesaggio che non è paesaggio, uno “pseudo-paesaggio”.
Mi viene da dire, in modo forse troppo azzardato, che questi quadri si potrebbero collocare fra due estremi punti di riferimento, o fonti di ispirazione: da un lato l’affascinante dissolvenza quasi mistica della dimensione luminosa e spaziale delle visioni più indeterminate di William Turner (in particolare dei suoi acquerelli), e dall’altro il rigore minimalista e la concettuale sensibilità monocromatica bianca di Robert Ryman, in cui la riduzione purista del processo del fare pittura è portato alle estreme conseguenze. E naturalmente si potrebbero citare molte altre suggestioni, più o meno attinenti, lungo il percorso della pittura moderna e contemporanea: da certe atmosfere spirituali di simbolisti come Odilon Redon alle meravigliose impressioni fluttuanti dell’ultimo Monet, dalle superfici di Mark Rothko alle esperienze con valenze cromatiche più rarefatte di artisti informali e dell’area analitica.
Vale la pena aggiungere qualche considerazione sul modo con cui Bongiovanni ha “impaginato” la sua pittura, e cioè sui formati delle singole tele, sui dittici e trittici, e sullo sviluppo di sequenze di immagini. Nel caso dei dipinti che hanno una forma rettangolare orizzontale (per esempio in Natura continua) l’effetto della composizione è, in un certo senso, più naturalistico, perché rimanda alle misure classiche dei dipinti di paesaggio. Ma quando i supporti sono quadrati, come nella maggior parte dei lavori, viene accentuato maggiormente l’aspetto diciamo così concettuale, perché la forma quadrata viene percepita come più razionale. A questo proposito basti pensare al fatto che il quadrato è stato un formato particolarmente privilegiato dagli artisti dell’astrattismo geometrico, da Mondrian a Joseph Albers, e soprattutto dagli esponenti della pittura minimalista (per Ryman era “lo spazio perfetto”). E ancora più legato allo spirito concettuale e minimalista è l’articolazione dell’operazione pittorica attraverso serie di supporti strutturati in sequenze regolari. Ed è per questo che il lavoro di Bongiovanni che esprime maggiormente la dimensione concettuale della sua pittura, è Natura con Deus, una sequenza di trenta piccoli quadretti disposti in linea orizzontale sul muro. È un’opera che gioca su due livelli di lettura: quello da una certa distanza che permette di cogliere l’effetto ritmico e cromatico complessivo quasi come un contrappunto musicale; e quello ravvicinato che consente la fruizione delle singole visioni, come una antologia di
micro-paesaggi. Ma si può anche dire che tutti gli elementi della mostra, visti nel loro insieme, formano la partitura di una articolata opera unitaria. “

Francesco Poli

Daniele Bongiovanni
Con Pura Forma
Opening 30 gennaio 2019
18.30 – 21.00
Dal 30 gennaio al 9 marzo 2019


aperta su appuntamento al +39 3928972581 o
info@dechiricogalleriadarte.it

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