Galleria d'Arte
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Francesco Cabras: BDSM. Tecniche di Consolazione

Dal 08/01/2014 Al 29/01/2014

Dopo l'esposizione milanese presso la temporary gallery De Chirico & Udovich, la mostra BDSM. Tecniche di consolazione di Francesco Cabras arriva a Torino.

Consta di circa 20 scatti, realizzati nell’ambito di un progetto fotografico che rivela uomini e donne che praticano il BDSM (Bondage-Domination-Sado-Masochism). Cabras, anche attraverso il titolo scelto, ne evidenzia l’aspetto di accudimento, cui si giunge tramite sofferenza e costrizione artificiali.
Le fotografie sono state realizzate attraverso l’accesso fotografico esclusivo al Ritual, la serata riferimento della scena italiana fetish più sotteranea.

L’assunzione di ruoli all’interno delle pratiche BDSM segue delle regole precise: vi è un dominante ed un sottomesso, e raramente i ruoli sono intercambiabili. Spesso è lo slave, lo schiavo a scegliere il proprio master e ad affidargli completamente le sorti della propria incolumità. È attraverso lo sguardo di Cabras che emerge la percezione della straordinarietà dell’attribuzione del compito che necessita sollecitudine fuori dall’ordinario. È la cura tout court che permette la riuscita di dinamiche così delicate, fra esseri umani che desiderano, attraverso l’annullamento della personalità l’umiliazione ed il dolore, conoscere se stessi e l’altro da sé.
La cura è nella scelta dei partner, della scena nella quale collocare l’atto, degli strumenti da usare. Il sottomesso ripone completa fiducia al dominatore, chiede di prendersi cura del proprio corpo. L’accudimento si declina attraverso l’osservazione delle similitudini o delle diversità del partner, il corpo nella sua interezza, le pieghe e le mollezze. L’accezione erotica è scevra dallo standard carnale a cui siamo abituati per esempio nella pornografia, dove non vi è nessuna cura o sollecitudine, ma solo una visione consumistica ed egoistica del sesso. Per chi le esegue, le pratiche BDSM sono la massima espressione di generosità reciproca. Ed è tacita e consolidata, perché decisa e scelta a priori. In progress è messa in discussione per non oltrepassare la soglia del Caring che metterebbe immediatamente fuori gioco, perché sarebbe il rapporto di fiducia ad esserne compromesso.
Cabras declina con delicatezza, attraverso la fotografia, l’ingombrante amore per l’arte, compresa la settima. Osservando le immagini, in particolare quelle corali, è impossibile non pensare a Caravaggio per la pittura e Pasolini e Cronenberg per il cinema. (Francesco è un regista e sfrutta il suo eclettismo con disinvoltura).
Le immagini seguono una precisa struttura caravaggesca, di figurazione ed espressione stilistica, di luci e di ombre. Cabras ha già disegnato nella sua mente lo scenario che vuole offrire, lo ricerca attraverso i gesti e gli sguardi secondo un canovaccio mentale strutturato. Attinge e saccheggia la realtà degli “insoliti”, attitudine abusata da tutti i grandi, ma con il valore aggiunto della trasversalità dei soggetti consenzienti. Farsi ritrarre diventa il contraltare del livellamento dell’emarginazione autoimposta. Della obbligatorietà del consumo delle pratiche in luoghi “segreti”. A tratti percepiamo il sapore pasoliniano del grottesco, ma senza l’aspetto mercenario del reclutamento degli attori. Il libero arbitrio è alla base della scelta.
Assaporiamo le devianze che Cronenberg mette in scena in Crash, durante la cui visione però ci permane la sensazione di irrealtà derivante dalle H24 abitudini sessuali degli eleganti protagonisti Il fotografo romano non nasconde, anzi esalta, le imperfezioni dei corpi, le mollezze dei seni e le dimensioni dei glutei e non ci è difficile immaginare quegli stessi personaggi smettere gli abiti del marchese De Sade per tornare all’occupazione quotidiana, che possiamo immaginare essere attività semplici.

È in preparazione un catalogo monografico che raccoglie alcuni cicli di lavori di Francesco Cabras.

CENNI BIOGRAFICI (vedi allegato CV completo)
Francesco Cabras (Roma, 1966) è regista e fotografo. Inizia a fotografare e stampare in camera oscura a undici anni. A venti, insieme alla laurea in psicologia inizia a lavorare come giornalista e fotografo di viaggio, ambiente, musica rock e cinema per molte testate italiane. Nel ’96 riesce a intervistare il futuro premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi agli arresti domiciliari a Rangoon.
Fonda la società di produzione ‘Ganga’ con Alberto Molinari, diventando regista e specializzandosi in videoclip musicali, documentari di creazione, visual art e pubblicità. Tra le diverse produzioni, videoclip per alcuni tra i maggiori musicisti italiani (Max Gazzè, Caparezza, Sergio Cammariere, Giorgia e Nada). Tra i documentari lungometraggi 'The Big Question' viene prodotto da Mel Gibson e distribuito nei cinema statunitensi da ThinkFilm attraverso l’agente di Michael Moore Andrew Herwitz diventando il primo documentario lungometraggio distribuito nei cinema Usa.
Realizza per Al-Arabiya una serie di documentari sul Kurdistan iracheno e sulla Sardegna. Di recente uscita, ‘The Akram Tree’ , un documentario sul coreografo Akram Khan e, ‘Morocco Fantasia’, sul chitarrista Al Di Meola. Attualmente sta ultimando un documentario girato nella Libia post Gheddafi.

Saltuariamente passa dall’altra parte della macchina da presa, vince il premio come migliore attore protagonista al Sacher Festival di Nanni Moretti con ‘Cosmos Hotel’ di Varo Venturi. In seguito recita in produzioni internazionali come ‘The Passion of the Christ’ del premio Oscar Mel Gibson, ‘Il mandolino del Capitano Corelli’ del premio Oscar John Madden, ‘Equilibrium’ di Kurt Wimmer, 'The Obscure brother' di Linda di Franco. E’ protagonista di ‘Rasputin’ di Louis Nero.

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