Galleria d'Arte
Raffaella De Chirico

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IN THE WAKE OF POSEIDON | MANU BRABO

Dal 03/05/2019 Al 29/06/2019

Venerdì 3 maggio, in collaborazione con Fo.To, inaugura alla Galleria Raffaella De Chirico In The Wake of Poseidon, personale del fotografo spagnolo Manu Brabo, pluripremiato fotoreporter e vincitore di numerosi premi tra cui il Prix Bayeux – Calvados nel 2012, Premio Pulitzer nel 2013, British Journalism Award nel 2015, il POYi nel 2013, 2016 e 2017 e stimato tra le 25 personalità legate alla cultura, politica, giornalismo e sport più influenti in Spagna nel 2018.
Nella mitologia greca, Poseidone è il dio del mare, dei terremoti e dei maremoti; nel 1970 è il secondo album dei King Crimson, che registrano un capolavoro in un momento di totale instabilità per la formazione del gruppo. Manu Brabo ha scelto personalmente il titolo della mostra, instrinseco di peculiarità a lui care: il viaggio, la scoperta, il mare che è il luogo in cui è cresciuto ma anche barconi tristemente contemporanei, il rock e gli Anni '70, la bellezza e l'orrore.
Non è facile definire il lavoro di Manu Brabo, al di là dei riconoscimenti internazionali come fotoreporter ricevuti fin dalla giovanissima età, il suo lavoro sfiora con la disinvoltura tipica dei grandi artisti diversi ambiti e linguaggi. Ha studiato fotografia alla Scuola d'Arte di Oviedo, conosce la storia dell'arte e si comprende dai suoi scatti: come non pensare ad una Pietà al maschile ricordando lo strazio di un padre che tiene il figlio morto tra le braccia, immagine che gli è valso il premio Pulitzer? O a Caravaggio quando fotografa bimbi e un prete intorno ad un tavolo per una messa ortodossa?
I suoi guerriglieri ricordano Jimi Hendrix, imbracciano il fucile come una chitarra da cui sparare il suono distorto dell'urlo di un ragazzino a cui stanno spuntando i baffetti della pubertà e che a quattordici anni vorrebbe pensare alla musica, alle ragazze e alla birra, non ad ammazzare i suoi coetanei.
Tra le prospettive da Brabo utilizzate c'è quella del foro del cecchino, Brabo strizza l'occhio alla Settima Arte ed in particolare al cinema di Michelangelo Antonioni e a Blow Up.
“Io non so come è la realtà. Ci sfugge, mente di continuo….Io diffido sempre di ciò che vedo, di ciò che un’immagine ci mostra, perché immagino ciò che c’è al di là, e ciò che c’è dietro un’immagine non si sa. Il fotografo di Blow-Up non è un filosofo, vuole andare a vedere più da vicino. Ma gli succede che, ingrandendolo, l’oggetto stesso si scompone e sparisce. Quindi c’è un momento in cui si afferra la realtà, ma nel momento dopo sfugge. Questo è un po’ il senso di Blow-Up” scriveva Antonioni. L'ingrandimento fotografico, la spinta verso il particolare attraverso la prospettiva del cecchino, porta allo sguardo differenti livelli di realtà, ma più ingrandiamo e più arriviamo al punto in cui tutto si volatilizza. In Brabo, la scomparsa è chiaramente metaforica: la città in quanto luogo politico ed economico di sgretola sotto le bombe, le regole basilari del vivere civile, la famiglia, la vita stessa.
In mostra una decina di scatti di diverse aree geografiche devastate dai conflitti e una proiezione video sui muri esterni della galleria in occasione dell'opening della mostra.

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