Minute de vérité: GROUP SHOW

Dal 26/05/2015 Al 15/09/2015

Sei uomini che sono artisti visivi, autori letterari, sperimentatori delle relazioni tra parole, testi e immagini. Gli artisti di Minute de vérité lavorano sull’idea che la sperimentazione possa diventare un mezzo di emancipazione individuale; rappresentano i suoni e le frasi che ascoltano o leggono, i pensieri che sopraggiungono nella loro mente, lo scorrere del tempo che vivono in prima persona.

Rimasti tutta la vita coerenti alle proprie brame di ricercatori, sempre al margine e in prima linea per saggiare tutte le possibilità di fare arte, sviluppano rispettivamente poetiche differenti.

Per Carlo Alfano la pittura è stata un’esperienza privata dove il letterario e il visivo, la scrittura e l’immagine, la voce e la struttura formale creano slittamenti continui fra i diversi livelli di questi sistemi; in esposizione una carta degli anni Settanta del ciclo dei Frammenti di un autoritratto anonimo dove il centro dell’indagine dell’artista è rappresentato dalla componente temporale della percezione.

Nanni Balestrini, grazie ai collage, fa acquisire nuovi significati ai materiali prelevati dalla comunicazione quotidiana - come gli articoli di giornali o le pagine pubblicitarie - in cui le parole diventano immagini e i messaggi sono trasformati.

Henri Chopin guarda tanto alla poesia sonora quanto a quella visuale realizzando lavori in cui il lato visivo si mescola a tessiture fonetiche; in mostra, tra le altre, una delle sue opere più rare realizzata su carta velina con bruciature di sigarette.

Emilio Isgrò ha fatto della cancellatura il mezzo per affermare nuovi significati e trasformare un gesto negativo in un gesto positivo ma in esposizione si è scelto di valorizzare un lavoro del 1972 su tela emulsionata dedicato al noto compositore Frédéric Chopin.

Arrigo Lora Totino utilizza espedienti quali la ripetizione, la sovrapposizione e il rovesciamento di parole e frasi spostando l’attenzione sulla forma e non sul significato; l’elemento visivo della lettera stampata diventa quindi la sorgente dei suoi lavori; la scelta per questa collettiva è ricaduta sulle latte incise di fine anni Ottanta più rare e anomale rispetto ai lavori su carta già più noti.

Gil J. Wolman con l'art scotch sintetizza tutti i propri quesiti su come continuare a fare arte dopo la sua fine - ovvero dopo il Dada – e su come poter strappare alla comunicazione ciò che essa nasconde; in esposizione quindi le sue baguette, le sottili bacchette di legno sulle quali “incolla” le strisce di impronte da stampati di giornali che sono l’immagine della trasmutazione, del passaggio rituale da un mondo a un altro.

Questi e molti altri lavori vi accoglieranno da Raffaella De Chirico fino a fine giugno 2015.

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Carlo Alfano (Napoli, 1932 – 1990)

Carlo Alfano nasce il 22 maggio 1932 a Napoli, dove vive e studia all’ABA prima di diventare pittore, disegnatore ed esponente dell’arte intermediale. La pittura è stata per Carlo Alfano esperienza privata, un teatro dell’intelligenza, memoria e racconto, dove il letterario e il visivo, la scrittura e l’immagine, la voce e la struttura formale creano slittamenti continui fra i diversi livelli di questi sistemi.

L’artista ambisce a dare forma al tempo nello spazio ed estende la riflessione bidimensionale delle forme fino a ottenere composizioni tridimensionali ambientali tramite riflessi di luce in movimento. Dalla fine degli anni Sessanta Carlo Alfano diventa famoso in breve tempo grazie ai suoi progetti audiovisivi, come le opere "Stanza per voci" e "Archivio delle Nominazioni" (1969) quale esperienza complessa di testi narrati accompagnati da pittura e disegno scritturali. Tra il 1969 e il 1990, anno della sua scomparsa, lavora al ciclo dei "Frammenti di un autoritratto anonimo” dove pone al centro della propria indagine la componente temporale della percezione, avvalendosi di un continuo approfondimento fenomenologico e conoscitivo ispirato da interessi letterari e filosofico-antropologici che spaziano da Shakespeare a Cervantes, da Proust a Joyce a, su tutti, Michel Foucault. Gli autoritratti, costituiti da frammenti di suoni, pause e scansioni di tempo riportati su tela come in una partitura, sono costruiti rappresentando in scrittura lo scorrere del tempo che l’artista vive in prima persona, i suoni e le frasi che ascolta o legge, i pensieri che sopraggiungono nella sua mente. Ogni capoverso scandisce un momento successivo in cui l’artista è ritornato sull’opera.

2014
Napoli, Alfonso Artiaco
2013
Milano, Galleria Milano, The self and the others
2011
Bologna, P420, Alfabeti Della Mente
2006
Siena, SMS Contemporanea, The Shadow, curata da Lea Vergine
2003
Erlangen, Kunstpalais Erlangen, Kunst zeigt, was man nicht sieht
2000
Berlino, Galerie Kai Hilgemann, umziehen
Napoli, Castel Sant’Elmo, Castelli in aria. Arte a Napoli di fine millennio
1998
Livorno, Galleria Peccolo
1997
Stoccarda, Staatsgalerie Stuttgart, Magie der Zahl
Torino, Artissima
1986
Tel Aviv, Tel Aviv Museum of Art, Trends in Geometric Abstract Art
1983
Colonia, Kolnischer Kunstverein, Kunst mit Photographie
Berlino, Neue Nationalgalerie, Kunst mit Photographie
1982
Venezia, Biennale di Venezia

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Nanni Balestrini (Milano, 1935)

Nanni Balestrini è un autore letterario, un artista visivo e uno sperimentatore delle relazioni tra parole, testi e immagini. Sin dagli anni Sessanta, Balestrini ha partecipato ai movimenti più radicali nel campo dell’avanguardia letteraria e nell’ambito del pensiero politico. Membro del gruppo dei poeti “Novissimi” è stato tra i fondatori del “Gruppo 63”, un movimento all’insegna del desiderio di rinnovamento della cultura italiana.

Nel 1963 Balestrini compose la prima poesia realizzata con un computer, individuando quelli che saranno i punti cardine del suo lavoro e di cui l’opera Tristanoil è un compendio ideale: l’esplorazione delle relazioni tra creatività, intenzionalità e casualità, l’analisi dei linguaggi dell’informazione, la riflessione su mass media e tecnologia. Presentato a dOCUMENTA (13) a Kassel nel giugno del 2012 e presso il Museo Nitsch a Napoli nella primavera del 2013, Tristanoil è il film più lungo della storia perché virtualmente infinito: il suo sviluppo è generato da un computer che assembla, con sequenze sempre differenti, 139 brevi filmati della durata di un minuto ciascuno.

Balestrini ha sempre lavorato sull’idea che la sperimentazione linguistica potesse diventare uno strumento di comprensione critica della realtà e un mezzo di emancipazione individuale. In questo senso materiali prelevati dalla comunicazione quotidiana – come articoli di giornale o pagine pubblicitarie – generano nuovi significati attraverso il collage, grazie al quale le parole diventano immagini e i messaggi sono trasformati.

2015
Vienna, Salon Fuer Kunstbuch, Group Show
Milano, MiArt
2014
Bolzano, MUSEOIN, Nanni Balestrini – Oltre la poesia
Istanbul, SALT Beyoglu, Disobedience Archive (The Park)
2013
Perugia, Palazzo della Penna, L’Arte è un romanzo
Torino, Castello di Rivoli, Disobedience Archive (The Republic)
2012
Roma, MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma, Tristanoil
Firenze, Frittelli Arte Contemporanea, Nanni Balestrini
Parigi, Kadist Art Foundation Paris, This Is A Special Blackout Edition!
Kassel, Documenta (13)
Buenos Aires, MAMBA – Museo de Arte Moderno de Buenos Aires, Palabras, imagenes y otros textos
Vienna, ZS art, mund hand fuss font
2011
Venezia, Galleria Michela Rizzo, Nanni Balestrini: Bastacani
2010
Milano, Galleria Milano, AVIDOCHILEGGE
Roma, Giacomo Guidi Arte Contemporanea, Nanni Balestrini – La lingua fuori
2009
Roma, Wunderkammern, Titled / Untitled
Chicago, Museum of Contemporary Art, Italics: Italian Art between Tradition and Revolution 1968 – 2008
Roma, Giacomo Guidi Arte Contemporanea, Nanni Balestrini e Sergio Bianchi – Calendario
2006
Vienna, Edition Splitter & Galerie Splitter Art, MOT
Shanghai, MOCA Shanghai, Italy made in art
2004
Roma, MACRO Museo d’Arte Contemporanea, Nanni Balestrini
1990
Venezia, Biennale di Venezia
1986
Roma, Quadriennale di Roma XI
1973
Roma, Quadriennale di Roma X
1968
Londra, ICA – Institute of Contemporary Arts London, Cybernetic Serendipity

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Henri Chopin (Parigi, 1922 – Norfolk, 2008)

Artista visivo, poeta sonoro e visuale, editore, performer, regista e promotore di iniziative artistiche indipendenti, Henri Chopin è stato un imprescindibile riferimento per diverse generazioni di artisti.

Affermando, nel 1990, che “con le ricerche elettroniche la voce è diventata finalmente concreta” e che essa è “portatrice di un corpo che non cessa mai di essere attivo”, Chopin esalta la valenza fisica del suono attraverso l’uso performativo del corpo e delle tecnologie di registrazione e trasmissione. Alla metà degli anni Cinquanta risalgono il suo interesse per la poesia e le prime registrazioni su un magnetofono portatile, dove già è evidente l’attenzione al suono e non ai testi, avviando una sperimentazione che sostituisce alla lingua il linguaggio e alla parola la voce, per raggiungere un caleidoscopio infinito di sonorità vocali.

Condizionato dalle sue personali esperienze biografiche, legate soprattutto alla deportazione in Germania e alla successiva fuga in Russia durante il secondo conflitto mondiale, Chopin sviluppa, però, una poetica che guarda tanto alla poesia visuale quanto a quella sonora. Con gli audiopoemi sperimenta le possibilità della poesia sonora attraverso le manipolazioni e le mescolanze che la tecnologia consente, trattando, sul nastro, la materia fonica che per lui è respiro, eco, riverbero, voce e variazione di velocità. L’altra declinazione della ricerca di Chopin sono i dattilopoemi, una sorta di partitura dattiloscritta in cui il dato visivo si mescola a tessiture fonetiche.
Di fronte agli audiopoemi e ai dattilopoemi il fruitore è incalzato dalla fisicità del suono, che si rende corporeo così come la parte testuale-visiva. Si tratta, dunque, di una duplice sollecitazione, sensoriale e visiva, a cui è sottoposto lo spettatore, dove i lavori ‘non sonori’ non vanno considerati come elemento altro ma come una sorta di incisione su un supporto diverso dal nastro – la carta - che consenta di legare e mescolare i suoni al testo e alle immagini.
Queste tavole sono dei filtri attraverso cui ricavare visioni più accettabili del mondo e della vita; una visione anarchica della realtà e della storia estremamente personale che sostiene un attaccamento alla democrazia, unito ad una avversione profonda per le dittature in nome della libertà.

2015
Porto, Museu Serralves, Can The Museum Be A Garden?
Zurigo, RaebervonStenglin, Henri Chopin feat. by Supportico Lopez
Berlino, La Plaque Tournante, OU: UR: SOURCE with Maurice Lemaitre, Larry Austin and Henri Chopin
2014
Colchester, Firstsite, Henri Chopin – Dans L’Essex
Los Angeles, Supportico Lopez at Paradise Garage, Go and come back
Londra, Royal College of Art Galleries, …al silent but for the buzzing
2013
Basilea, New Jerseyy, Henri Chopin, Gratte Ciel Hors Commerce
Losanna, lM3, L’Energie Du Sommeil
Berlino, Supportico Lopez, La Crevette Amoureuse
Monaco, Oslo 10, Revue Ou, Poesie Sonore, Poesie Ouverte, Poesie Konjret 1964-1974
Los Angeles, Freedman Fitzpatrick, Homes & Gardens
Londra, Richard Saltoun, Poetry & Performance, with Ida Applebrooh and Gina Pane
Berlino, Kunstsalle Berlin, Anton Voyls Fotrgang/A Void
Melbourne, Gertrude Contemporary, Vocal Folds
Roma, Supportico Lopez presso Galleria Frutta, Die dritte Dimension
2012
Bruxelles, Argos, Revue OU – Cinquième Saison: An Anthology of Sound Poetry
Edimburgo, Summerhall, OU OU OU: Henri Chopin et revue OU
New York, Simone Subal Gallery, It’s When It’s Gone That You Really Notice IT
Melbourne, Deakin University, Face to Face
2011
Porto, Fundaçao de Serralves Porto, Henri Chopin and the OU Magazine
Anversa, M HKA, Neonlicht#1 – Henri Chopin in het archief Paul De Vree
2010
Berlino, Supportico Lopez, In Neapel
Bruxelles, Dépendance, NOVEL
2008
Londra, CUBITT, Three Minutes
2006
Parigi, Galerie Lara Vincy, Après dAdA?
2005
Bourogne, Espace Multimedia Gantner, Henri Chopin
New York, Andrea Rosen Gallery, Looking at Words
2002
Cologna, Galerie und Edition Hundertmark, Henri Chopin
1987
Kassel, Documenta 8
1986
Cologna, Galerie und Edition Hundertmark, Henri Chopin
1974
Londra, Whitechapel Gallery, Henri Chopin

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Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937)

Considerato uno dei grandi innovatori del linguaggio artistico italiano del secondo dopoguerra, Emilio Isgrò è il padre indiscusso della “Cancellatura”, un atto che ha cominciato a sperimentare nei primi anni Sessanta e che ancora oggi mantiene la stessa vivacità e audacia creativa.

È stato invitato alla Biennale di Venezia negli anni 1972, 1978, 1986, 1993. Nel 1977 ha vinto il primo premio alla Biennale di San Paolo del Brasile. Nel 1979, alla milanese Rotonda Besana, ha presentato l’installazione per 15 pianoforti Chopin, mentre nel 1985, sempre a Milano, ha realizzato su commissione del Teatro la Scala l’installazione multimediale La veglia di Bach, seguita nel 1986 da un’altra installazione, L’ora italiana, realizzata al Museo Civico Archeologico di Bologna in memoria delle vittime della strage alla stazione ferroviaria. Del 1998 è il gigantesco Seme d’arancia, donato alla città natale Barcellona Pozzo di Gotto e inaugurato alla presenza di migliaia di persone (tra cui duecento sindaci provenienti da tutta Europa) come simbolo di rinascita sociale e civile per i paesi del Mediterraneo.

Nel 2001 la Città di Palermo gli ha dedicato una ricca antologica nella chiesa gotico-catalana di Santa Maria dello Spasimo, mentre nel 2008 il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato ha allestito Dichiaro di essere Emilio Isgrò, la più grande retrospettiva finora dedicata all’artista, seguita nel 2009 da Fratelli d’Italia al Palazzo delle Stelline di Milano.
Successivamente, per le celebrazioni dell’Unità d’Italia, la Città di Marsala ha proposto negli spazi del Convento del Carmine la mostra-performance Disobbedisco. Sbarco a Marsala e altre Sicilie, alla quale ha fatto seguito una vasta retrospettiva alla Sanat Galerisi di Istanbul su invito ufficiale della città capitale europea della cultura 2010, mentre la Boghossian Foundation di Bruxelles esponeva a ruota i quattordici Codici ottomani.
Nel 2011 ha presentato La Costituzione cancellata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, inaugurando nel maggio dello stesso anno, all’Università Bocconi di Milano, l’imponente ”opera pedagogica” Cancellazione del debito pubblico.

2015
Milano, BAG – Bocconi Art Gallery, Group Show
2014
Tel Aviv, Tel Aviv Museum of art, Under Erasure
Milano, MarcoRossi artecontemporanea, Mappemondi
San Gimignano, Galleria Continua, on another scale
Bruxelles, Villa Empain – Boghossian Foundation, A book between two stools
Bologna, ArteFiera
2013
Torino, Photo & Contemporary, Emilio Isgrò
Roma, GNAM, Emilio Isgrò: modello Italia (2013 – 1964)
Verona, Boxart Gallery, Modello Italia
Rovereto, MART, La magnifica ossessione
Perugia, Palazzo della Penna, L’Arte è un romanzo
2012
Milano, Studio Guastalla, La Cancellatura E Altri Particolari
Bergamo, GAMeC, C@rte del Mondo – Spazialità e Mondializzazione
Milano, Palazzo Reale, Addio Anni 70
Buenos Aires, MAMBA, Palabras, imagenes y otros textos
2011
Karlsruhe, ZKM | Zentrum fur Kunst und Medientechnologie, Hirschfaktor
Bergamo, GAMeC, IL BELPAESE DELL’ARTE
Bologna, Galleria Studio G7, E’ Manifesto!
2010
Verona, Boxart Gallery, La Costituzione Cancellata – Rappresentazione di un crimine
Bruxelles, Villa Empain – Boghossian Foundation, Emilio Isgrò
Santa Monica, Santa Monica Museum of Art, Libro/Oggetto: Italian Artists Books
2009
Bruxelles, Artiscope, Cancellature
Milano, La Triennale
Karlsruhe, Zentrum fur Kunst und Medientechnologie Karlsruhe, Collector’s Choice II
2008
Prato, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, DICHIARO DI ESSERE EMILIO ISGRO’
Monaco, Galerie Claus Semerak, Bau 4+5
Bruxelles, Artiscope, l’usage de la parole
2007
Shanghai, Aike-Dellarco, La giara di Shanghai
Rovereto, MART, La parola nell’arte
Milano, Palazzo Reale, Arte italiana 1968-2007
2001
Varsavia, Centre for Contemporary Art Ujazdowski Castle, Belvedere italiano
1999
New York, MoMA PS1, Minimalia: An Italian Vision in 20th Century Art
1993
Venezia, Biennale di Venezia
1986
Roma, Quadriennale di Roma XI
Venezia, Biennale di Venezia
1978
Venezia, Biennale di Venezia
1972
Venezia, Biennale di Venezia

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Arrigo Lora Totino (Torino, 1928)

Arrigo Lora Totino è uno degli interpreti più rappresentativi del movimento internazionale di Poesia Concreta che affonda le proprie radici in esperienze legate a quelle avanguardie storiche che, sin dagli inizi del Novecento, hanno incluso la parola e il suono nell’ambito della ricerca visiva. L’attenzione dei poeti concreti si sposta dal significato alla forma delle parole, elaborando il “materiale concreto” del linguaggio scomposto nelle sue unità ultime – sillabe, lettere, fonemi – e ricomposto come “materia letteraria” secondo nuove forme e regole. L’elemento visivo della lettera stampata e gli strumenti della tipografia, così come anche l’uso consapevole di semplice carta, sono gli strumenti principali della Poesia Concreta.

Arrigo Lora Totino inizia a interessarsi alla Poesia Concreta alla fine degli anni Cinquanta e a metà degli anni Sessanta associa alle ricerche strettamente visive e tipografiche la sperimentazione in ambito sonoro.

La ricerca di Totino spazia tra gli strumenti della tipografia e del collage, utilizzando espedienti quali la ripetizione, la sovrapposizione e il rovesciamento di parole e frasi. Anche l’elemento sonoro è oggetto di ricerca, sviluppata nei progetti della “poesia ginnica”, della “poesia liquida” e delle “mimo-declamazioni”, performance nelle quali il linguaggio è indagato nei suoi elementi sonori e gestuali.

2015
Zurigo, RaebervonStenglin, Peche de Nuit (on hell ah well yes well)
2013
Kaufbeuren, Kunsthaus Kaufbeuren, From Page to Space
2012
Murska Sobota, Galerija Murska Sobota, From Page to Space
Treviso, Associazione TRA, Poesia Visiva – L’esperienza Della Casa Editrice Campanotto
Buenos Aires, MAMBA, Palabras, imagenes y otros textos
2007
Prato, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Urban Notes
2005
Chemnitz, Kunstsammlungen Chemnitz, Schrift, Zeichen, Geste
1987
Kassel, Documenta 8
1986
Roma, Quadriennale di Roma XI

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Gil Joseph Wolman (Parigi, 1929 – 1995)

Nasce il 7 settembre 1929 a Parigi e fin da giovane aderisce al gruppo lettrista di Isidore Isou dove comincia un’attività di poesia “orale”, come la definirà lui stesso. Nel 1951 conosce Guy Debord con il quale, l’anno seguente, fonderà l’Internazionale Lettrista che segnerà una scissione e una rottura nei confronti del gruppo di Isidore Isou.

Gil Wolman è rimasto tutta la vita coerente alla sua brama di ricercatore, sempre al margine e in prima linea per sperimentare tutte le possibilità, anche le più estreme, di fare arte. Tant’è che il suo essere artista spazia tra la pittura, la poesia e la regia cinematografica.

Il suo noto lungometraggio - L’Anticoncept – terminato nel settembre 1951 venne interdetto poco tempo dopo la sua proiezione. Il film è fatto da una banda sonora “discrepante”, seguendo le tesi di Isou, cioè un sonoro autonomo dall’immagine; immagine che in questo film è ridotta a dei cerchi bianchi e neri proiettati su un pallone sonda gonfiato ad elio. Solo nel 1995 le Edizioni Allia di Parigi ne editarono una versione video.

Le prime bacchette-listelli di art scotch – nel 1963 – riprendono tutte le sue ricerche durante il lettrismo e l’Internazionale Lettrista, attraverso un sistema aleatorio di collage e contro-collage. Esse sono come la sintesi di tutti i suoi quesiti su come strappare alla comunicazione ciò che essa nasconde, sul come continuare a fare arte dopo la sua fine ovvero dopo il Dada.

2014
Parigi, Galerie Natalie Seroussi, Savoire faire et faire savoir
Milano, Galleria Milano, Chi ha ancora paura del caso?
2013
Herford, Marta Herford, Ruhe-Störung - Streifzüge durch die Welten der Collage
Parigi, Fondation Hippocrène, Propos d’Europe 11: La Plasticité du langage
Parigi, Galerie Lara Vincy, Summer Group Show
Parigi, Galerie Natalie Seroussi, Talkie Walkie
Londra, The Mayor Gallery, Collective Dis/Illusions
2012
Parigi, Galerie Natalie Seroussi, Voir de mémoire
Parigi, Galerie Lara Vincy, Autofocus
2010
Barcellona, MACBA, Soy inmortal y estoy vivo
Parigi, Galerie Lara Vincy, Gil Wolman oeuvres 1961-1982
Salisburgo, Museum der Moderne, Press Art
Lisbona, Berardo Museum, Algumas Obras a Ler
2009
Barcellona, MACBA, Tiempo como materia
2008
Digione, Galerie Barnous, Waiting for Ypudu
Sydney, 16 Biennale di Sydney
Bordeaux, Musée d’art contemporain, Less is less, more is more
2007
Rijeka, Museum of Modern and Contemporary Art Rijeka, Body as spectacle
Parigi, Grand Palais et Hannover, Sprengel Museum, Les Nouveaux-Réalistes
Basilea, Musée Tinguely, Situationismus
2006
Livorno, Galleria Peccolo, Art scotch 1963
Utrecht, Cemtraal Museum, L’Internationale Situationniste
2005
Livorno, Galleria Peccolo, Lettrismo e situazionismo, 2 giornate di incontri a Livorno
Barcellona, MACBA, El cinema lettrista entre la discrepencia y la sublevacion
Milano, Galleria del Credito Valtellinese, Les affichistes entre Milan et Bretagne
2004
Livorno, Galleria Peccolo, Segnali inquieti





Mostre Arte Torino



Mostre Arte Contemporanea Torino
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