Nico Mingozzi | Unbelievable Monsters

Dal 21/04/2015 Al 23/05/2015

Nico Mingozzi lavora su stampe fotografiche originali dei primi anni del secolo scorso, letteralmente appropriandosene, fagocitandole e stravolgendone le immagini ed il messaggio.

Il titolo della mostra si rifà ad un romanzo di Chuck Palahniuk, Invisible Monsters, una storia del genere on the road nella quale il personaggio narrante è una ex modella privata di gran parte del volto da un colpo di fucile. Stravolta dall’evento, è attraverso il suo nuovo aspetto, aberrante alla vista, che la protagonista muta la percezione dell’immagine di se stessa, degli altri e la fruizione altrui del suo aspetto. Allo stesso modo, i personaggi dei lavori di Nico Mingozzi diventano "unbelievable monsters" nell’accezione di incredibili, ovvero non credibili nel loro essere terribilmente austeri prima, e mostruosi dopo l’intervento dell’artista.

Mingozzi altera prepotentemente l’identità dei personaggi delle fotografie, ne sconvolge l’austerità, li rende bruti, bestiali ma li riporta presenti a se stessi. Mingozzi dona loro una vita ed una realtà nuova, una sorta di dio pagano che ne decide le sorti e la rinascita.

Sono diverse le tecniche attraverso le quali Nico Mingozzi sviluppa il lavoro ed ognuna di esse, seppur frutto di un gesto ossessivo, primordiale e bulimico, ben interpreta le intenzioni dell’artista onnisciente/onnipotente e sono strumenti scelti con cura chirurgica affinchè emergano le nuove storie, quelle segrete, notturne, incestuose, da tenere nascoste alla morale comune.

Attraverso la frammentazione della stampa fotografica, Mingozzi divide le famiglie, le coppie per poi riunirle talvolta attraverso i punti metallici della pinzatrice, quasi punti di sutura grossolani a chiusura di cicatrici non più sanabili. Altre volte li lega insieme con fili dipinti che sembrano corde, in un bondage consolatorio e doloroso, di meccanismi umani fatti di vittime e carnefici all’interno dello stesso nucleo. Altre volte ancora Mingozzi utilizza l’organo sessuale maschile per creare un trait d’union tra i protagonisti delle fotografie, o le viscere scoperte e srotolate.

L’artista sviluppa inoltre una particolare attenzione per i volti, deturpandoli, incidendoli, graffiandoli, scarnificandoli.
Gli occhi si moltiplicano, urlano o supplicano il fruitore di “guardare oltre” lo stereotipo. Le bocche diventano quelle vagine dentate di cui si occupò Sigmund Freud, le cui leggende lo psicanalista trovava particolarmente corrispondenti alle sue teorie da ansia da castrazione.

In mostra alcune decine di stampe di piccolo formato ed anche lavori di grosse dimensioni provenienti dallo sviluppo di scansioni di alcune fotografie rielaborata dall’artista e poi applicate su pannello.


Mostre Arte Torino



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