Galleria d'Arte
Raffaella De Chirico

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SERGIO RAGALZI

Dal 26/01/2022 Al 19/03/2022

La prima volta che vidi il lavoro di Sergio Ragalzi, circa vent’anni fa, pensai due cose: la prima era che fosse un matto, un matto geniale beninteso. La seconda che, contrariamente alla mia consueta mutevolezza ed inquietudine nei confronti di cose ed esseri umani, avrei amato quel lavoro per tutta la vita e avrei potuto avere una collezione composta dai lavori di un solo artista. Lo penso ancora. Non sarà neppure particolarmente divulgativo e presuppone forse una già buona conoscenza del suo lavoro, ma auspico che possa dunque incuriosire per chi non la annoveri nel proprio percorso.

Già 40 anni fa, la ricerca artistica di Sergio ha previsto molto del nostro presente e dell’esistenza che stiamo conducendo. Se deleghiamo agli artisti una visione futura del mondo, allora Ragalzi ha perfettamente portato a termine il compito assegnato, andando di pari passo con le catastrofi che si sono susseguite sul nostro pianeta. Esistono persone, che talvolta sono anche artisti, per cui il mestiere di vivere, per dirla alla Pavese, è seriamente faticoso; Ragalzi ne fa parte, il che sembrerebbe paradossale, considerando che trascorrere del tempo con lui è divertentissimo; pranzarci insieme un’esperienza mitica, grappa finale inclusa.

Una visione apocalittica dell’esistenza, specie se lucida come la sua, non solo è declinazione artistica ma diventa salvifica e soprattutto consolatoria, uno sguardo lungimirante per non trovarsi impreparati, un meccanismo difensivo felicemente risolutivo, che indubbiamente tiene in vita lui, con un piglio da combattente mascherato da nichilista. Il conflitto, identificato in un discorso politico contro il nucleare e una visione ecologica quando se ne parlava pochissimo, nei lavori “atomici” degli anni Ottanta e Novanta diventa anche l’universale lotta dell’Eros e del Thanatos, pulsione di vita e di morte. Nella sua prefazione alla monografia Caos, scrive: “Tutto nasce dalla deflagrazione nucleare, rapporto mortale tra aria e terra, un amplesso distruttivo dove rimane l’ombra dell’umanità. Da quell’ombra tutto è cronologia della realtà: ombra-virus-insetti-larve-farfalle-corpi-respiro-insonnia-uragani-esistenze, consapevoli di contaminazioni”.

Le contaminazioni danno vita ad una scientifica circolarità nella sua proposta e sono intimamente affini alla visione di sezioni distinte ed interconnesse del film 2001 Odissea nello Spazio. Sono i temi del virus, degli “uomini-scimmia”, della pandemia, delle ombre atomiche, della clonazione. I Kloni dei primi anni 2000 ci fanno certamente pensare alla pecora Dolly e ai primi esperimenti genetici sugli animali in tal senso, ma le radici affondano in quel David Bowmann ripetuto del finale di 2001 (David Bowmann, che nome curioso, così simile a colui che scriverà Space Oddity un anno più tardi dall’uscita del film. I grandi creano sezioni circolari, aulici rimandi e criptici messaggi).

Diversi anni fa, Ragalzi si è recato alle inaugurazioni delle sue mostre indossando la maschera antigas o mascherine chirurgiche, il che oggi ci impressiona non poco. Nella recente grammatica e sintassi dell’arte contemporanea si citano spesso le urgenze e a come il lavoro degli artisti nasca per rispondere ad esse. È un’espressione che non sposo, anzi generalmente detesto, ma in questo caso, co-curare la mostra di Ragalzi ed accogliere su appuntamento e senza vernissage a causa della complicata situazione sanitaria, sarà un’esperienza molto interessante. Perché i visitatori indosseranno la mascherina e non sarà una performance, mostreranno i green pass in seguito a vaccinazione (quei vaccini che secondo alcune teorie di complottisti no vax contengono feti di bambini ed in mostra c’è un lavoro del ciclo Embrioni), sentendoci talvolta le Ombre di noi stessi, reduci da depressioni e notti Insonni, inghiottiti da un Insetto come Robert Smith dei Cure nel video di Lullaby del 1898 o il gigantesco insetto rosso sul tetto dell’auto di Duel di Steven Spielberg, Letti e Cuscini come voragini e buchi neri da cui tirarsi fuori a fatica. L’urgenza in questa occasione è personale e improcrastinabile. Per un onesto e sincero omaggio alla circolarità e visionarietà di un grandissimo, eccezionalmente talentuoso Artista, per raccontare il suo lavoro durante un momento apocalittico.

Per dovere di comunicazione, va detto che la mostra vuole essere una sorta di retrospettiva che contenga lavori mai esposti prima e che, sempre in onore alla circolarità, ruoteranno per i due mesi di durata della mostra e che è il primo di una serie di appuntamenti nel 2022, italiani ed internazionali, per promuoverne il lavoro.

Raffaella De Chirico

Gennaio, 2022

Mostre Arte Torino



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