Ash Works | GASPARE







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Ash Works | GASPARE

News Arte Torino

24/09/2015
Due quadrati di cenere, uno realizzato direttamente sul muro l’altro disperso liberamente sul pavimento, l’uno rispondente all’altro, si presentano contemporaneamente come installazione, pittura, disegno e ambiente. Il processo creativo segue un protocollo molto preciso che consiste nel produrre la cenere che verrà a costituire il materiale dell’opera. Artista, curatore e storico dell’arte Gaspare è naturalmente consapevole delle icone storiche invocate (piuttosto che evocate) ma quando gli si chiede quali siano le sue grandi figure di riferimento ricorda artisti che considerano l’arte come una “cosa mentale”.

Nonostante la sua inscrizione in questa linea di ricerca (in una coppia di antinomie fra disegno/colore o concettuale/espressionista) il lavoro di Gaspare ha comunque un aspetto materico e autobiografico. Le dimensioni dell’opera (170x170 cm) sono quelle dell’artista stesso mentre le ceneri provengono dal suo lavoro quotidiano. Quelle sul pavimento hanno per origine opere precedenti che l’artista ha bruciato in questi anni mentre quelle sul muro sono ceneri ottenute bruciando i suoi fogli di appunti. La sua educazione umanistica e la sua attività di storico dell’arte implicano una “storicizzazione” della sua pratica artistica. Così nel 2008 impianta uno dei protocolli di alcuni cicli di sue opere future, implicando una rilettura retrospettiva delle sue opere passate. Pensa quindi a un’opera che sarà la prima (intitolandola Opera Prima, tecnica mista su tela, 30x30 cm, della serie Opera 2008-2015) e brucia le precedenti. Le ceneri delle opere distrutte che usa oggi per la creazione di nuove opere si presentano come depositi stratificati del suo passato, in una pratica cannibale e autoriflessiva. È sicuramente così che si deve interpretare l’artista quando definisce il suo lavoro come “autocritico”.

Come contrappunto all’opera “prima” che l’artista ha realizzato nel 2008, questo complesso pare come l’opera “ultima”, come un testamento artistico e biografico. È in sintesi il principio stesso di tutto il percorso di Gaspare, dove ciascuna opera si presenta come la prima e l’ultima, in quanto ognuna pone un concetto e contemporaneamente lo chiude. Ogni lavoro ha l’ambizione di un discorso definitivo, che si trova nell’attrazione per le forme geometriche semplici e la scelta del colore (o non-colore) nero. Gaspare non usa il nero per il suo potere cromatico (e le sue possibili potenzialità metafisiche o espressioniste) ma piuttosto come strumento “scritturale” e “concettuale”. Dunque per questo non usa un nero specifico ma piuttosto un concetto di nero, con le sue molteplici varianti dal nero oscuro al grigio.

Mentre nei cicli di opere precedenti la cenere era utilizzata come materiale a volte stratificato su tela a volte fotografato oppure messo in bottiglia in forma liquida, con la mostra Ash Works 2013-2015 Gaspare usa la cenere per la prima volta direttamente nello spazio espositivo, offrendosi senza mediazione allo spettatore, come sopravvivenza della distruzione del suo lavoro anteriore e sostanza per un possibile rinascimento.

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