The Others Fair







Galleria d'Arte
Raffaella De Chirico

Via Giolitti, 52

Via della Rocca, 19

10123 Torino

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The Others Fair

News Arte Torino

06/11/2014
Ham Mill è il nuovo ciclo di opere di Max Caffell che la Raffaella De Chirico Arte Contemporanea ospita negli spazi di The Others – The Wild Side. Questa nuova serie di immagini, di cui viene presentata una selezione di 13 fotografie e un video, amplia e prosegue il precedente lavoro sulle Tracce di presenza e permette all’artista inglese di mettere in atto una nuova esplorazione del rapporto tra spazialità, movimento e presenza umana, interrogandosi sulla capacità del corpo e della scultura di riarticolare lo spazio, fornendo ad esso nuova forma, funzionalità e senso, in relazione alla corporeità e alle tracce che essa lascia nello spazio antropico. Abbiamo precedentemente scritto, in relazione all’opera di Caffell, che: la realtà è formata, per l’artista, da una serie di “emanazioni essenziali” delle cose che, in qualche modo, possono essere restituite allo sguardo e alla percezione, attraverso la produzione di un dispositivo semiotico capace di mettere insieme occhio e mente dello spettatore in un gioco di immaginazione e realtà. Max Caffell, infatti, s’inserisce in una traiettoria del pensiero e della pratica artistica, il cui fine è produrre un’interrogazione costante della spazialità e del movimento, al fine di rendere ragione degli “elementi primi”, in quanto elementari, della presenza dell’uomo nel mondo. Tutta la sua ricerca è impegnata infatti a rendere ragione della “presenza” dell’umano nello spazio e delle modalità con le quali i corpi istituiscono spazialità stessa, attraverso movimenti dotati di senso e significato, che nella loro esecuzione si pongono come “presenza” e che nella loro “assenza”, prodotta dal passare del corpo nello spazio, lasciano “tracce”. La realtà, che si dà nello spazio e nel tempo, è formata da cose, corpi ed elementi linguisticamente organizzati: tra questi i movimenti corporei sono in grado di manifestare/incarnare l’energia stessa che istituisce in modo vettoriale lo spazio esistenziale dell’uomo. Lo spazio umano è infatti caratterizzato da un campo di forze, che si incarnano nell’azione e nel movimento e che assumono valore proprio in quanto significative e simbolicamente organizzate. Max Caffell è cosciente di ciò e prova a rappresentare artisticamente questi “movimenti” e queste “situazioni fondamentali” che “donano originariamente estensione e dimensione allo spazio facendolo diventare “luogo di esistenza” dell’umano. Questa serie di opere vede come sempre l’interazione tra scultura e fotografia, operando però uno slittamento di attenzione dal corpo in movimento e dalla scultura come traccia al contesto spaziale e alla pratica performativa. Lo sguardo fotografico si sposta pertanto dal corpo, inteso come fulcro dell’azione produttiva di spazialità, temporalità e relazioni ontologiche tra io e mondo, al contesto in cui l’azione prende forma. In questo modo gli spazi del “vecchio Mulino” smettono di essere magazzino per le opere dell’artista e diventano palcoscenico per una performance attenta a riarticolare il contesto, in relazione alle sculture e al dinamismo del corpo. La centralità ontologica dell’azione si mostra dunque in tutta la sua forza e nel suo valore primario di messa in forma della realtà, e si presenta come il dispositivo umano privilegiato nella donazione di senso e significato al contesto fisico-ambientale. È proprio il movimento spontaneo del corpo della modella nello spazio, non costretto dalle direttive dell’artista e dagli elementi protettivi delle sculture, a produrre una nuova identità per il luogo abbandonato, svelando nello stesso tempo una grammatica dell’azione capace di assorbire sculture e corporeità in una nuova narrazione visiva del rapporto tra realtà e umanità. Frammenti di opere, circolarità del movimento, la nudità come metafora del “corpo proprio” di ogni essere umano diventano, quindi, elementi di una narrazione visuale, che si presenta come restituzione di una pratica “elementare” e onto-antropologicamente fondamentale per l’uomo e, al contempo, immagine esemplare della presenza umana nei propri spazi di esistenza. La capacità tipicamente umana di mettere in forma la realtà, attraverso complessi processi di maneggio, interpretazione e produzione, viene trasformata in immagini emblematiche dal forte valore simbolico, capaci di restituire la stessa struttura dinamica della presenza umana nel mondo.

Torino, 5-11-2014
un testo di Roberto Mastroianni, filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente di semiotica, estetica filosofica e filosofia del linguaggio presso l’Università degli Studi di Torino.

www.theothersfair.com/#homepage



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