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IRPINIA NEWS | Muffe su tela, l'arte di Ttozoi conquista il mondo

20/10/2015

Stefano Forgione e Pino Rossi, in arte Ttozoi: le muffe su tela made in Irpinia in evidenza sulla scena internazionale dell’arte contemporanea.

Venezia, Como, Los Angeles, Torino, Bologna, Berlino, Milano, Padova, Bruxelles, Siena sono solo alcune delle tappe dell’agenda degli ultimi anni di Ttozoi, progetto artistico di Stefano Forgione e Pino Rossi che, grazie all’originalità e alla poesia, si è imposto sulla scena internazionale dell’arte contemporanea.

Originalità e poesia, che nascono dalla particolarissima materia usata dai due artisti irpini che, infatti, creano oniriche atmosfere utilizzando “muffe su tela”; la tela, in altri termini, non è più mero supporto del colore, ma diventa culla, ambiente vitale, substrato della vita di questi microrganismi che gli artisti lasciano sviluppare e poi sigillano, una volta raggiunto il risultato visivo desiderato.

“TTOZOI – scrivono Forgione e Rossi sul loro sito – interviene preventivamente in modo assoluto ed univoco delimitando ciò che, per assunzione primigenia, dovrebbe essere affrancata da ogni costrizione: la Natura. Sovvertire tale assioma, dunque, equivale proprio al racconto crudo e sfilacciato della contemporaneità: piegata, costretta, instradata da massificati vincoli economici, tecnologici ed estetici, causa-effetto della ineluttabile liquefazione di riferimenti. “Ci è sembrato straordinario, ancora oggi, poter cristallizzare questa essenza della modernità attraverso la disarmante forza di due elementi apparentemente “semplici”:la tela, supporto artistico per antonomasia, e la natura“.
L’architetto Stefano Forgione e Pino Rossi, laurea in economia ma pittore da vent’anni, hanno dato origine a un nuovo concettualismo “naturalmente informale”, che restituisce alla natura quella centralità che la civiltà industriale mette costantemente in pericolo realizzando così una dimensione lirica che essi definiscono “naturalmente assoluto”.

Apprezzato in primis dal prof. Luca Beatrice, già curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2009, il progetto Ttozoi ha conquistato il difficile mondo dell’arte contemporanea, grazie all’autenticità dell’ispirazione e alla bellezza delle tele, pervase dalla malinconica poesia di atmosfere oniriche in cui lo sguardo dello spettatore può perdersi inseguendo sensazioni e memorie.

Come nasce l’idea di dipingere usando una materia viva come le muffe?

“Nasce dall’esigenza di andare oltre “il già visto”…cercavamo qualcosa che potesse rappresentare, visivamente, l’arte Informale (di cui siamo grandi estimatori) ma al contempo “aggiungere”…. e non semplicemente reinterpretare ciò che avevano magistralmente fatto i maestri dell’epoca L’obiettivo era di offrire una nuova prospettiva ed uno spunto di analisi e di dibattito del tutto inesplorato. Come spesso accade, per trovare un sentiero nuovo bisogna ritornare alle origini e allora abbiamo pensato alla musa ispiratrice di ogni pittura: la Natura… tutto è nato da qui… fino al giorno in cui ci è sembrato cosi “semplice”, ma altrettanto grandioso, lasciarla libera di manifestarsi su una juta, interagendo con il nostro gesto artistico”.

Per i profani: in quale corrente o idea artistica contemporanea si colloca il vostro lavoro?

“Riteniamo che TTozoi sia “trasversale”… punta lo sguardo verso l’ Informale, attraversa l’arte povera l’utilizzando materiali semplici (acqua, farina, juta), virando sul concettuale grazie alla sua semplicità espressiva pregna però di innumerevoli spunti: osservando ciascun centimetro di tela si possono toccare i temi più disparati, dalla Genesi al vuoto d’intervento, dalla materialità dell’opera alla semplicità degli eventi che la determinano”.

Qual è il significato profondo della vostra poetica pittorica?

“Far si che la “tela”, mero supporto usato per antonomasia dall’artista, diventi “Terra feconda” , dove far germogliare nuovi approcci critici e di interesse attraverso il manifestarsi della “vera Vita”, l’Arte, che resta un importante e fondamentale medium culturale”.

Cosa avete imparato sul mondo e sulla vita lavorando con il micro-mondo?

“Ciascuna opera è un micro-mondo in cui c’è uno spazio dato, degli elementi ed una vita che si sviluppa in virtù e funzione di essi; quando tutto finisce, ciò che resta è una traccia del passaggio, che ne determina la memoria. Nel nostro quadro … ci siamo noi e ciò che ci circonda”.

Vi capita mai di pensare che, per chi crede, un giorno Dio ha fatto un po’ quello che fate voi sulle tele?

“Assolutamente si! Ogni qual volta mettiamo una tela in ”incubazione”, vediamo, con il passare dei giorni, crescere “qualcosa di vivo” sulle nostre opere…. che sembra svilupparsi in modo caotico ma in realtà segue l’istinto della sopravvivenza: il cibo. Quando decidiamo di interrompere quel processo, lo facciamo nella consapevolezza che ne comincerà uno artistico, imprescindibile dalla sua genesi”.

Il vostro lavoro è talmente originale che è difficile immaginare quali sono i vostri maestri o le vostre ispirazioni… ce ne sono?

“Certo…tutta La Storia dell’Arte….a cominciare dalla Preistoria! Ogni graffito, artista, movimento, ha la sua importanza; è impensabile che si possa restare bendati in un percorso artistico… anzi, le nostre discussioni e confronti quando lavoriamo traggono proprio spunto dalle altre ricerche, cercando di carpire ed interpretare l’essenza di ogni singola prerogativa passata o presente. Lo riteniamo un passaggio fondamentale”.

Le mostre in giro per il mondo, nei più grandi musei e gallerie, circondati dall’apprezzamento dei critici e del pubblico più sofisticato… quali sono stati i momenti più emozionanti o importanti per voi?

“ Sicuramente l’esordio (2010) a Castel dell’Ovo a Napoli….poi le affermazioni estere, una su tutte Los Angeles (città d’arte per eccellenza)…infine, ultimamente, il privilegio di essere considerati nella stesura di una Tesi di Laurea dal titolo “Contaminazioni: la muffa e le altre materie” a cura del Prof. Cerritelli presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Dip. di Arti Visive), ed essere uno dei tre casi studio di un capitolo specifico, in compagnia di Alberto Burri e Germano Sartelli …. una bella emozione!”.

Da esploratori e creatori di mondi quali siete, come vedete la vostra città d’origine e come la cambiereste?

“Beh….la storia non si cambia facilmente…Avellino è una piccola città di provincia che a volte la si vorrebbe più “metropolitana”…ma è difficile. Diciamo che l’apertura culturale, coinvolgendo artisti di caratura internazionale, potrebbe aiutare a crescere gli artisti locali ed avvicinare tante persone a questo meraviglioso universo espressivo… Il confronto con ciò che accade al di fuori delle “mura cittadine” , in Italia ma soprattutto nel Mondo, è un principio fondamentale per la crescita… in ogni campo. Abbiamo l’esempio di eccellenza del Teatro Gesualdo, che ha aperto le porte a grandi interpreti nazionali ed internazionali, ispirato ad un pluralismo espressivo, riservando al contempo iniziative per giovani artisti irpini, offrendo un’opportunità di conoscenza grazie al grande afflusso di persone…. Inevitabilmente ciò ha determinato negli anni una sempre maggiore qualità con il crescente interesse da parte non solo della cittadinanza ma di tutta la regione. della città e molte scuole di teatro locali tentano di lavorare e crescere…Ecco, nell’arte servirebbe un volano del genere come ad es. la creazione di un museo di Arte moderna e contemporanea che possa disporre di una collezione permanente di grande qualità come attrattiva principale e, conseguentemente , farsi promotore di iniziative di lancio per giovani artisti….Se fossimo i Dirigenti scolastici di un Istituto Artistico, certamente porteremmo i ragazzi, oltre che presso i musei, anche alle fiere di arte contemporanea… eventi in cui è presente un’offerta visiva vastissima, dove gli artisti si confrontano con le più disparate tecniche espressive, offrendo un’istantanea estremamente rappresentativa delle tendenze contemporanee. Sarebbe un’efficacissima stimolazione culturale”.

Quale può essere un valido progetto da portare avanti per la sprovincializzazione e la crescita culturale di Avellino? Accettereste un Assessorato alla Cultura o un incarico istituzionale come la creazione o la direzione di una pinacoteca?

“Quanto alla crescita, ne abbiamo già parlato nel punto precedente…sull’impegno politico, desistiamo…non è il nostro mestiere… Possiamo sicuramente dire ciò che vedremmo con piacere: meno sprechi e più investimenti in una cultura di qualità, aiuterebbero a crescere; meno bancarelle cinesi, portare alla ribalta la nostra straordinaria tradizione culinaria; investire per importare Arte di altissimo livello… (Giffoni ed il suo ormai celeberrimo Festival del Cinema è un altro esempio lampante)”.

Il messaggio per i giovani artisti irpini, sintetizzando il succo della vostra storia artistica di successo, è…?

“Crederci e viaggiare, osservare, incuriosirsi…andare oltre….vivere una crisi… soffrire… esaltarsi….ascoltare i saggi, soprattutto nelle loro critiche. Pensare di diventare artista, di fama o no, restando confinati in un spazio circoscritto, sebbene compiacente, non la riteniamo una valida strada per una vera crescita artistica…poi il talento: c’è/non c’è…. confrontati e lo capirai da solo”.

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