Galleria d'Arte
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Levenim. La creaazione dei dettagli | Federica Patera

Dal 05/11/2020 Al 23/12/2020

La riflessione sul legame tra parola e gesto creativo e, in particolare sulla corrispondenza tra questi due elementi posti alla base della costruzione della realtà, è al centro della mostra Levenim. La creazione dei dettagli.
Come punto di partenza è stato scelto il passaggio della Genesi dedicato alla Torre di Babele [Gn 11, 1-9], nella versione in ebraico, come anche esplicita il titolo, che in Levenim ha la parola ebraica per mattoni. Quello della Torre di Babele è un passaggio biblico emblematico, che racconta di una separazione, spesso interpretato in chiave negativa, come giustificazione per atti di lotta, e che nel progetto, invece, diventa l’occasione per un’apertura, grazie alla quale la scoperta è qualcosa in divenire.
La diversificazione delle lingue e la dispersione delle genti sulla terra proclamate nel testo, nonché la costruzione della Torre lasciata incompleta, come se ne venisse fornita una sezione, un taglio attraverso il quale penetrare al suo interno per conoscerne la composizione, permettono il dispiegarsi di un ventaglio di sfumature. Ed è questa molteplicità che viene vista come capace di dare vigore alla creazione: più dettagli ci sono, maggiore e? la definizione; più varietà c’è, maggiore e? la comprensione.
La presenza di lingue diverse, in questo modo, e? una sorta di zoom sulla realtà. Nelle opere, all’ebraico, che si muove per radici verbali e famiglie semantiche, in cui sono presenti diversi tipi di significato (dal letterale al metaforico, dall’allegorico all’esoterico), si affiancano greco, latino, italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo e portoghese, costituendo una sorta di viaggio linguistico.
Il materiale principale utilizzato nella realizzazione dei lavori è una rete di lana cucita a mano, che si riferisce alla tessitura di una trama, sia essa di fili o di storie, come suggerito dalla radice ebraica raqam/ricamare, che nei Salmi ritorna anche in relazione alla creazione dell’uomo [Sal 139, 15]. Allo stesso tempo, allude al valore della lettera yod e del pittogramma ad essa associato, che raffigura la mano/yad. La yod ' è la più piccola lettera dell’alfabeto ebraico, è l’unità di misura dello spazio derivante dal principio e del tempo necessario per trasformare le parole invisibili in qualcosa di tangibile. La yod ' apre un percorso all’implementazione delle parole.
I versi della Torre di Babele sono stampati a caldo su cotone e giocano con la trama delle opere. Introducendo il parallelismo tra linguaggio e architettura, i quadrati che compongono le reti e l’uso di gesso che trasforma un materiale morbido come i fili di lana in qualcosa di rigido rappresentano i mattoni della Torre: “il mattone come pietra” è scritto nel testo biblico. Da parola/davar, che è anche cosa, evento, scopo in ebraico, al debir/dvir (che probabilmente deriva da essere dietro ma anche da parlare e significa dunque oracolo), cioè la cupola dei luoghi sacri, il santuario interno del tempio, la citta? dei libri.
La modularità della costruzione enfatizza la cura identica che attraversa i lavori: ogni parte ha la stessa importanza. Nell’arte ogni dettaglio è arte, il grande e il piccolo, il visibile e il nascosto.
I mattoni pregni di parole esplodono nelle opere, in cui cresce la trama di lana e gesso e la forma regolare inizia a trasformarsi.
Il passaggio dalla lana ai mattoni, dal flessuoso al rigido, senza perdere il peso effimero del materiale iniziale, riafferma la capacità delle parole di andare ovunque, di staccarsi dall’autore, specialmente in letteratura, per iniziare un dialogo altrove, con un interlocutore sconosciuto che una volta di più le anima di una creazione presente e ancora sommersa.





Levenim. La creaazione dei dettagli | Federica Patera
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